benessere naturale a Parma

La salute passa per le fibre

Già i nostri bisnonni affermavano che era importante mangiare d’abitudine tanta verdura e tanta frutta.  Alcune decine di anni fa, poi, anche le autorità scientifiche cominciarono ad affermarlo, con una novità: alla frutta e verdura avevano aggiunto anche i cereali integrali. Era successo infatti che le indagini epidemiologiche (quegli studi che confrontano tra loro varie popolazioni con usi ed abitudini diverse) avevano dimostrato che chi mangiava una quantità più elevata di cibi ricchi di fibre (come i cereali integrali), avevano una riduzione sensibile del rischio di alcune malattie, comprese quelle cardiocircolatorie e tumorali. Da allora tutte le scuole di pensiero hanno continuato a ripetere, giustamente, di assumere almeno cinque porzioni al giorno di questi cibi.  Ma, a seguire il consiglio, sono solo una minoranza di individui: il consumo quotidiano di questi alimenti non soltanto non aumenta ma è in netta diminuzione, specie fra i giovani ed i giovanissimi!! Ma che cosa sono le fibre? Sono sostanze per le quali il nostro stomaco ed il nostro intestino non producono enzimi capaci di digerirle e che, dunque, non possono essere assimilate, motivo per cui le ritroviamo praticamente intatte nelle feci. Questo però non significa che non siano utili, anzi, lo sono eccome!! Si trovano nella maggior parte dei cibi di origine vegetale, a patto che non siano stati raffinati. La farina di frumento integrale, ad esempio, contiene circa il 10% di fibre, mentre la più raffinata, quella 00, ne ha solo il 2%. Si tenga presente anche che le fibre non sono tutte uguali perché esistono quelle solubili e quelle insolubili. Le prime, arrivate nello stomaco, formano una specie di gelatina e per questo prendono il nome di fibre gelificanti. Esse sono le più utili per il nostro organismo perché nell’apparato digerente “ricoprono”le particelle dei cibi dopo la masticazione allungando in tal modo i tempi della digestione definitiva. Ricoprono anche la parete dell’intestino allungando i tempi dell’assorbimento con un grosso vantaggio per la nostra salute.  Infatti la glicemia (il tasso di glucosio nel sangue) si eleva più lentamente e non si hanno quegli innalzamenti dell’insulina ai quali sono dovuti molti danni per il nostro organismo. I cibi ricchi di fibre sono anche molto utili per chi vuole dimagrire, in primo luogo perché proprio un alto tasso d’insulina è un fattore favorente l’accumulo di grasso nel corpo, ma anche per altri motivi: a parità di peso, ad esempio, i cibi che ne sono ricchi apportano meno calorie rispetto a quelli che ne hanno poche; anticipano inoltre l’insorgenza della sazietà perché obbligano a masticare più a lungo i cibi ed a deglutire un maggior numero di volte dando più precocemente la sensazione di pienezza gastrica. Fra la frutta, forniscono molte fibre gelificanti la mela cotogna, la pera e le prugne secche; fra la verdura, i carciofi,le melanzane e la cicoria; fra i cereali, i fiocchi d’avena, l’orzo pelato e la segale. Anche i legumi (specie i fagioli, i ceci ed i piselli) apportano una certa quantità di fibre gelificanti e sono ricchissimi di fibre insolubili.  Quasi tutti i tipi di verdure ed ortaggi hanno un elevato contenuto di fibre totali soprattutto in rapporto all’apporto calorico. Anche molti tipi di frutta sono validi da tale punto di vista. Cerchiamo quindi di dare retta ai consigli dei nostri nonni cominciando a mangiare d’abitudine tanta frutta e tanta verdura. 

Ghioni Dott.Giovanni

Raw food? Si, ma con giudizio!!

Piace molto ai divi di Hollywood. Tra gli altri, sono convinti sostenitori del “raw food” Mel Gibson, Uma Thurman, Demi Moore e anche Carol Alt attribuisce il segreto della sua bellezza e della sua forma sempre smagliante alla dieta “tutto crudo” che segue rigorosamente da ormai 12 anni. Parliamo di “crudismo”, uno stile alimentare alternativo che prevede di mangiare solo cibo crudo (raw food, in inglese).
Per alcuni è diventata una vera e propria filosofia di vita, per altri solo una nuova moda da seguire. Per i crudisti, qualunque alimento non deve essere mai cucinato al di sopra dei 40°C perché il cibo crudo è “cibo vivo”, mentre la cottura uccide la vita dell’alimento privandolo delle sue propietà nutritive. Secondo i seguaci del raw food , l’abitudine di cuocere il cibo sarebbe solo un retaggio culturale: l’uso del fuoco per questo scopo è tutto sommato un’innovazione recente nella storia evolutiva dell’uomo, che è stato crudista per milioni di anni e non avrebbe quindi sviluppato gli adattamenti fisiologici necessari per un’alimentazione a base di cibi cotti. A riprova di ciò, questo stile alimentare renderebbe più sani, più longevi, aiuterebbe a mantenere la linea, ma anche a sentirsi più vitali, felici e pieni di energia, perché permette di mantenere intatte tutte le propietà del cibo, restituendogli il gusto e l’aroma che di solito vengono nascosti dai condimenti e dalla cottura.
E’ indubbio che la cottura modifica profondamente la consistenza e le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del cibo, alterando le proteine e provocando un impoverimento di micronutrienti come vitamine e sali minerali, tutti componenti essenziali per una corretta alimentazione. E’ stato dimostrato infatti che la cottura a microonde provoca una riduzione del 35-45% del contenuto di vit.b12 nel latte e nella carne bovina e suina, oltre che una drastica diminuzione delle sostanze antiossidanti contenute nei broccoli.
Ma è altrettanto vero che in molti casi la cottura permette di ridurre i rischi legati a possibili contaminazioni da parte di microorganismi come virus e batteri e di migliorare le caratteristiche organolettiche del cibo. Cuocere carne, uova e pesce consente di eliminare eventuali “ospiti” indesiderati, rendendo questi alimenti molto più sicuri. Il calore, infatti, distrugge eventuali germi patogeni come le salmonelle o altri parassiti ed è certo che carne e pesce cotti offrono maggiori garanzie rispetto a quelli crudi dal punto di vista igienico-sanitario. Inoltre la cottura permette di rendere alcuni alimenti più digeribili e alcuni componenti più facilmente assimilabili.
E’ il caso del licopene, l’antiossidante contenuto nei pomodori, e degli amidi contenuti nei cereali e nelle patate. La cottura del cibo è anche utile per eliminare sostanze potenzialmente dannose per l’organismo: cuocendo il cavolo si eliminano i glucosidi che inibiscono il funzionamento della tiroide; la cottura del bianco d’uovo neutralizza l’avidina che altrimenti si legherebbe alla vit.H inattivandola; cuocendo i legumi ed i cereali integrali si distrugge l’acido fitico che ostacola l’assorbimento di diversi sali minerali. I proseliti del raw food sono invece convinti che il cibo cotto ad alte temperature, oltre ad aver perso gran parte del suo valore nutritivo, sia addirittura dannoso perché contiene scorie e sostanze tossiche che a lungo andare potrebbero portare ad una generale intossicazione dell’organismo.
Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato che la cottura della carne provoca la formazione di composti chiamati amine eterocicliche, accusate di aumentare il rischio di cancro, mentre cibi cotti in generale possono contenere altre tossine, come l’acrilamide, ritenute cancerogene. A questo punto chi ha ragione? Una cosa è certa: gli studi che hanno cercato di scoprire se il raw food è davvero più salutare rispetto a un’alimentazione più tradizionale hanno dato risultati controversi. Uno studio americano, ad esempio, ha mostrato come le donne che seguono una dieta crudista molto stretta spesso sono sottopeso, soffrono di amenorrea e hanno un aumento del rischio di erosione dei denti.
Ci sono però altri studi che sembrano indicare un effetto benefico sulla riduzione dell’obesità, dell’ipertensione e del rischio di cancro. Insomma il crudismo comporta vantaggi/svantaggi e rischi/benefici e quindi è bene ricordare che, come in tutte le cose che riguardano gesti naturali ma necessari e fondamentali per la salute, come mangiare, bisogna evitare tutti gli eccessi e gli estremismi. Il nostro corpo, infatti, ha bisogno di tutti i nutrienti e ogni comportamento alimentare che comporti un eccesso o una carenza anche di uno solo di questi è nocivo. Aumentare il consumo di frutta e verdura crude, purchè ben lavate e raccolte al punto giusto di maturazione, rappresenta sicuramente una buona abitudine per fare il pieno di vitamine,sali minerali, fibre ed aiuta a mantenere il peso forma.
Tuttavia, una dieta crudista strettamente vegetariana è forse troppo sbilanciata e non è in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di proteine e andrebbe quindi evitata nei bambini e durante la gravidanza. A chi, comunque, volesse “convertirsi” al raw food si può consigliare un avvicinamento graduale a questa rivoluzione alimentare: un inizio prudente e soft potrebbe prevederne l’uso in una dieta disintossicante e depurativa per un periodo limitato di tempo ricordando comunque sempre che “l’uomo è quel che mangia e molta della nostra salute è davvero legata a doppio filo all’alimentazione”.

Dott. Giovanni GHIONI

I probiotici sono parte di noi

I probiotici sono parte di noi I probiotici sono quei microrganismi, come batteri e lieviti, che costituiscono la nostra flora intestinale. A sua volta quest’ultima può essere suddivisa in “flora buona” e “flora cattiva” che, in una persona sana, coesistono in un preciso equilibrio tra loro; il compito della “flora buona” è quello di contrastare la “flora cattiva”, responsabile di diverse malattie più o meno gravi e fastidiose ed è costituita dai cosiddetti probiotici. Il termine “probiotico” significa “a favore della vita” e indica un microrganismo vivente che esercita un effetto positivo sulla salute dell’ospite, con il risultato di rafforzarne l’ecosistema intestinale. L’intestino dell’uomo e di tutti i mammiferi è naturalmente colonizzato da diversi tipi di batteri (ne sono stati identificati circa 400), che si fissano alla mucosa intestinale. Il primo incontro che il nostro intestino ha con la flora batterica avviene già durante i primi allattamenti del neonato e matura con il corso degli anni, fino a raggiungere il citato equilibrio, per poi permanere per tutta la vita. I probiotici più noti sono i batteri lattici contenuti nello yogurt (l.bulgaricus, l.casei, l.lactis, l.acidophilus, bifidobacterium bifidum) ed hanno numerosi effetti positivi; ricordiamo innanzitutto che sono responsabili della protezione dall’attacco dei batteri patogeni, perché competono con loro per i nutrienti disponibili e per l’occupazione dello spazio vitale. Inoltre, utilizzando alcune molecole che noi non siamo in grado di digerire (come quelle che costituiscono in parte le fibre alimentari), producono acidi grassi a corta catena (come l’acido acetico,butirrico e lattico) che abbassano localmente il pH, creando condizioni sfavorevoli allo sviluppo dei patogeni. L’abbassamento del pH favorisce anche l’assorbimento di sostanze importanti per la nostra salute come il ferro, il rame, lo zinco ed altri micronutrienti. I probiotici producono sostanze indispensabili per la nostra sopravvivenza come le vitamine del gruppo B, la vitamina K e la lattasi che è l’enzima che digerisce il lattosio contenuto nel latte e la cui carenza è responsabile dell’intolleranza al latte e latticini. Stimolando i processi di transito intestinale delle sostanze di rifiuto, i probiotici permettono un ridotto tempo di contatto della mucosa con sostanze potenzialmente nocive e quindi favoriscono un’azione di difesa preventiva. Un’alterazione della flora batterica intestinale è concausa di malattie infiammatorie dell’intestino (colite) poiché viene meno la stimolazione della risposta immunitaria della mucosa dando luogo ad un’alterata produzione delle immunoglobuline IgA e IgG che sono deputate alla difesa del nostro organismo. Esistono numerose condizioni che riducono considerevolmente il numero dei microrganismi probiotici e sono legate sia al moderno stile di vita come lo stress, i disordini alimentari e l’abuso di alcool, i lunghi viaggi, l’esposizione a sostanze tossiche, sia all’uso di farmaci, antibiotici e disinfettanti in primis. Esistono tre vie per ristabilire l’equilibrio della flora intestinale. La prima consiste nell’assunzione di alimenti che contengono già i microrganismi probiotici vivi, come lo yogurt ed il latte fermentato. Un’altra via è rappresentata dall’uso di integratori alimentari sotto forma di capsule e sospensioni in fiale con i quali si possono assumere dei “concentrati”di vari microrganismi che costituiscono la “flora buona”. Da ultimo si può intervenire seguendo un’alimentazione comprendente prodotti in grado di nutrire la microflora. In questi alimenti sono contenute fibre alimentari solubili (come l’inulina) ed altre molecole che si trovano essenzialmente in tuberi e legumi, come fagioli, lupini, piselli e ceci.

Dott:Giovanni Ghioni

Titolare della "Parafarmacia S.Paolo" 

Borgo Parmigianino 3/A - Parma

Tel. 0521-508080

Il Bianco ed il Rosso

Ne sono state dette di tutti i colori sulle uova. Qualcuno ha affermato che fanno malissimo perché aumentano i livelli di colesterolo totale nel sangue; qualcun altro, invece, sostiene che fanno bene perché determinano un innalzamento delle HDL, il cosiddetto “colesterolo buono”.

Credo quindi sia importante fare subito una distinzione tra il tuorlo e l’albume che hanno prerogative nutrizionali completamente diverse e poi che si debba anche tenere conto delle caratteristiche individuali di chi le uova le deve mangiare. I culturisti (o chi vuole solo aumentare la massa muscolare), per esempio, prendono il solo albume o, anzi, gli albumi di sei o più uova in una volta sola, mentre scartano i tuorli.

Al contrario, ancora oggi, ai bambini deperiti e/o convalescenti viene dato lo zabaione, vale a dire il rosso dell’uovo con lo zucchero ed un goccio di marsala mentre il bianco viene eliminato. Da quì già si può capire come l’albume, pur essendo un alimento fortemente allergizzante anche più del latte vaccino, sia molto ricco di proteine che sono tra l’altro le migliori fra quelle derivate dai cibi che l’uomo consuma normalmente. Le proteine sono come un lunghissimo treno ed i vagoni che lo compongono sono rappresentati dagli aminoacidi che sono in totale una ventina di tipi differenti. All’interno dell’organismo, dodici di questi possono essere trasformati dagli enzimi l’uno nell’altro, mentre otto (gli “aminoacidi essenziali”) devono essere obbligatoriamente forniti all’organismo dai cibi proteici. Questi cibi però non contengono necessariamente gli otto aminoacidi essenziali nelle proporzioni ideali per il nostro corpo. Le proteine di origine vegetali (quelle dei legumi e dei cereali) sono carenti di uno o più aminoacidi essenziali e costringono quindi i vegetariani più rigorosi ad effettuare delle aggiunte farmacologiche alla loro alimentazione.

Quelle di origine animale, invece, sono assai migliori da questo punto di vista e vengono infatti definite “di elevato valore biologico”. E proprio la proteina dell’albume è quella che ha il più alto “valore biologico”. Il tuorlo invece è molto ricco di grassi; fra questi una buona percentuale è costituita da fosfolipidi di cui il cervello, in certe età dell’infanzia per arrivare al completo sviluppo, necessita in grande quantità. Assieme ad essi, sempre nel tuorlo, ci sono altre sostanze grasse come l’acido arachidonico che è il precursore di ormoni dannosi per l’organismo ed il colesterolo sul quale c’è un grosso equivoco da chiarire: il tasso del colesterolo nel sangue è determinato per la quasi totalità dal colesterolo prodotto da parte dell’organismo (ipercolesterolemia familiare?) e soltanto in misura ridotta dal suo apporto alimentare. Potremmo quindi dire che gli adulti devono consumare poche uova a settimana, non arrivando a due o a tre se presentano fattori di rischio per malattie cardiovascolari, se sono fumatori, sedentari se hanno ipertensione arteriosa ed elevati valori di colesterolo totale e di LDL (“colesterolo cattivo”).

Soprattutto in questi ultimi due casi (valori alti di colesterolo totale e di LDL) è sbagliato assumere altro colesterolo dall’esterno, in particolare attraverso le uova. I bambini, invece, possono anche mangiarne quattro o cinque a settimana; nelle fasi di crescita, infatti, i vantaggi derivanti dall’apporto dei fosfolipidi prevalgono sugli svantaggi derivati dagli altri lipidi. Concludendo possiamo ricordare il saldo attivo che troviamo nell’uovo di gallina dove il 64% del peso viene tutto usato per la costruzione di nuove proteine ed il rimanente 34% viene invece escreto dal rene.

Dott. Giovanni GHIONI

Nemici del colesterolo

Il benessere del mondo occidentale ha molti figli “dislipidemici” vale a dire persone che hanno valori troppo alti di colesterolo totale, o che presentano altri valori dei grassi ematici fuori della norma, per esempio livelli elevati di trigliceridi o di “colesterolo cattivo (LDL)”, oppure concentrazioni troppo basse di “colesterolo buono(HDL)”. Cosa si può fare in questi casi? Prima di ricorrere ai farmaci (alcuni dei quali hanno effetti collaterali molto seri) si possono ottenere significativi miglioramenti cambiando il nostro stile di vita. Sicuramente una corretta alimentazione può essere un buon punto di partenza. Da subito è molto importante eliminare gli eventuali chili di troppo perché se si è in sovrappeso il dimagrimento è già un primo passo assai efficace. Dalla dieta, poi, vanno eliminati il più possibile i grassi nocivi, in primo luogo i “saturi” che quasi sempre derivano dai mammiferi di terra. Questo, significa ridurre al minimo il consumo di burro, salami crudi e cotti, pancetta ed i tagli grassi delle carni. Di latticini ne va consumata una quantità contenuta, preferendo il latte parzialmente scremato, lo yogurt ed i formaggi più magri. Altro elemento da ridurre sono i “grassi idrogenati” (quelli delle margarine e dello strutto di cui sono ricchi cibi quali merendine e brioches) e gli olii di semi, compreso il tanto reclamizzato olio di mais. La scelta di gran lunga migliore fra i condimenti è l’olio extra-vergine d’oliva, un fantastico regalo che madre natura ci ha fatto. Quanto agli alcolici, ne vanno assunti pochi, preferendo semmai il vino rosso, sempre però in quantità limitata, pari a un bicchiere a pasto. Che cosa, dunque, è bene mangiare? Le verdure, con la sola eccezione delle patate, vanno prese in abbondanza a ogni pasto principale; di frutta è bene mangiarne un po’ a pranzo, un po’ a cena ed anche durante la prima colazione e gli eventuali spuntini di metà mattino e metà pomeriggio. Fra le carni fresche e conservate vanno preferiti il pollo, il tacchino, la bresaola ed il prosciutto sgrassato, mentre il pesce andrebbe consumato almeno due-tre volte alla settimana. Quando si voglia agire soprattutto sul colesterolo totale si è dimostrato molto vantaggioso l’utilizzo delle proteine della soia, non necessariamente attraverso il tofu e gli altri prodotti tipicamente orientali, ma anche con il latte, i frollini e le barrette che hanno gusti più graditi alla maggior parte dei palati occidentali. Se invece l’obiettivo è quello di abbassare i trigliceridi è necessario ridurre l’apporto di quei carboidrati che vengono digeriti ed assimilati più velocemente come le patate, il riso, i cereali della mattina, il pane, i crackers, i grissini, la pasta, le bevande dolci, i biscotti ed i dolci. Attenzione però, questi cibi non sono da escludere del tutto dalla dieta ma è bene assumerne in quantità limitata e mai due o più contemporaneamente. Se, per esempio, si sceglie il riso o la pasta, sarebbe un errore mangiare nello stesso pasto anche il pane, le patate o il dolce. Quando i trigliceridi sono alti è bene comunque ricorrere all’uso, come integratore, dell’olio di pesce (omega3), capace in poche settimane di riportare verso la norma i trigliceridi stessi e di determinare anche un benefico innalzamento delle HDL. Contemporaneamente alla dieta è consigliabile praticare anche dell’attività aerobica.Il “dosaggio”minimo per settimana è di due ore di corsa o di pedalata a buona intensità, oppure di quattro ore di cammino o di blanda pedalata.In questa maniera si agisce già in breve tempo sui trigliceridi e, entro tre-quattro mesi, sulle HDL. L’effetto sul colesterolo totale è meno evidente e più tardivo. Tuttavia i benefici che si ricavano sono molto importanti, anche perché oggi, oltre al valore del colesterolo totale, si tende a dare molta importanza al rapporto fra trigliceridi e HDL, rapporto che di certo, grazie all’aumentata attività fisica, migliora sensibilmente.

Dott.Giovanni Ghioni

Titolare della "Parafarmacia S.Paolo"

Borgo Parmigianino 3/A - Parma

Tel. 0521-508080

Energy drinks: tentazione pericolosa? Parafarmacia San Paolo a Parma

Negli ultimi anni in Italia e nel resto del mondo si è registrato un aumento consistente del consumo di bevande denominate” Energy drinks”. Poiché esse sono pressoché sconosciute alla popolazione over 30 si rende necessaria una loro sommaria descrizione atta a migliorare la nostra conoscenza del prodotto. Questo tipo di bevanda viene venduto in lattine e contiene caffeina (in genere una quantità lievemente superiore agli 80-85 mg di una tazzina di caffè e decisamente inferiore ai 23 mg di una Coca Cola classica) ed altri stimolanti quali ginseng o guaranà (contenente altra caffeina). La più venduta, in virtù anche di una fortissima ed accattivante pressione pubblicitaria, è la Red Bull che oltre alla caffeina contiene glucuronato e l’aminoacido taurina. Nate come bevande energetiche, sono diventate subdolamente le protagoniste di un nuovo modo di consumare l’alcool; infatti tra i giovani, l’assunzione di cocktails a base di Energy drinks mescolati con alcolici e superalcolici, è oggi una moda molto diffusa. Nonostante l’enorme popolarità a livello mondiale, in alcuni paesi europei ed extra-europei non è stata concessa l’autorizzazione all’immissione in commercio di queste bevande. In Francia, Germania, Danimarca e Norvegia i rispettivi Ministri della Sanità hanno stabilito che gli Energy drinks potrebbero avere effetti indesiderati sul metabolismo e sulla pressione arteriosa e li ha classificati come medicinali impedendone di fatto la distribuzione. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti invece il commercio di tali bevande è consentito liberamente ma è sconsigliato l’uso alle donne in gravidanza, ai minori ed alle persone a rischio cardiovascolare mentre è comparsa un’aggiunta sull’etichetta che avverte dei possibili rischi derivanti dall’associazione con alcool. Pur non trattandosi di bevande che presentano una spiccata tossicità se assunte da soggetti sani, sono comunque bevande che in determinate condizioni possono essere pericolose per la salute. Infatti è ben noto come la risposta individuale agli effetti farmacologici della caffeina sia molto variabile; in alcuni soggetti si può avere un aumento della frequenza cardiaca fino ad arrivare, in altri, ad un notevole incremento della pressione arteriosa. Inoltre, negli sportivi che li assumono illusoriamente prima di uno sforzo fisico prolungato, l’attività diuretica della caffeina può peggiorare lo stato di disidratazione provocato dalla perdita di liquidi con la sudorazione. Ma ben più pericolosa è l’abitudine, ormai diventata “tendenza”, ad assumere cocktails a base di Energy drinks ed alcool. L’uso di questa miscela nasce dalla voglia, da parte di chi la consuma, di una bevanda che abbia gli effetti euforizzanti dell’alcool ma che, contemporaneamente, non provochi stordimento. Gli Energy drinks possono in effetti dare l’illusione di combattere efficacemente gli effetti sedativi dell’alcool ma in realtà lo stato di ebbrezza viene solo mascherato, mentre segnali come la fatica e la sonnolenza risultano attenuati e restano in agguato poiché la concentrazione ematica di alcool non viene modificata. Una volta terminati gli effimeri effetti della bevanda energetica, la sbornia si può materializzare con il suo solito sgradevole corteo di sintomi: vomito, cefalea, disequilibrio, sonno letargico; e per ultima la disidratazione che è aggravata sia dalla caffeina che dall’alcool ed eventualmente anche dall’esercizio fisico praticato dai giovani in discoteca. I pericoli elencati sono attualmente oggetto di discussione anche nella comunità scientifica e sono stati denunciati di recente in alcuni articoli apparsi in letteratura dove almeno un paio di punti sono stati messi in grande risalto: - mancata percezione degli effetti sgradevoli dell’alcool tale da indurne l’assunzione di quantità eccessive con il conseguente aumento delle probabilità di sviluppo di dipendenza da alcool; - mancata percezione in molti soggetti del loro stato di ebbrezza con conseguente loro responsabilità in gravi incidenti stradali. E’ possibile che qualcuno ritenga queste preoccupazioni eccessive obiettando che si tratta di sostanze legali capaci solo di una “trasgressione soft” e che alla fine questi giovani qualcosa devono pur bere! Le stesse confezioni degli Energy drinks, colorate e scintillanti, attraenti e simpatiche, tendono ad attenuare giudizi troppo severi. Certo la reazione generale di genitori ed educatori sarebbe ben diversa e sicuramente più allarmata se pensassimo a questi nostri giovani e giovanissimi che, nottetempo, associano gin, vodka o whisky a dosi massicce di caffè!!

GHIONI Dott.Giovanni

Merenda o merendina?

Le mangiano anche gli adulti, magari con un caffelatte o un caffè, ma soprattutto le divorano i bambini ed i ragazzi. 


Si trovano ormai in tutte le case, nei bar e nei distributori automatici; sono quelle che vengono chiamate merendine e che, ormai senza alcun dubbio, fanno molto male alla salute. Ma al contrario di quello che molti pensano il loro difetto principale non è quello di contenere tanto zucchero; questa è soltanto una delle pecche e neppure la più grave. 


Infatti se è vero che il maggior effetto negativo riconosciuto allo zucchero è quello di provocare l’innalzamento della glicemia e dei livelli dell’insulina nel sangue, le farine raffinate come quelle utilizzate per le merendine ( ma anche per il pane fresco, per la pizza e per molti altri prodotti da forno) causano nell’organismo l’identico effetto negativo che, però, nella maggior parte dei casi, è quantitativamente maggiore.


 Assumere una certa quantità di alimenti fatti con queste farine, in pratica equivale a mangiare con il cucchiaino una ciotola colma di zucchero. Questo fa capire quanti pochi benefici possano avere, ai fini del benessere, i biscotti senza zucchero: infatti per quello che riguarda gli effetti sull’organismo hanno le identiche conseguenze di quelli con lo zucchero. 


Molti scienziati sostengono che uno dei due “delitti” peggiori compiuti dall’industria alimentare negli ultimi decenni sia proprio questo: produrre alimenti a basso costo (e, purtroppo, di gusto ottimo ) che provocano il notevole innalzamento della glicemia e dei livelli d’insulina nel sangue, fattori che, a loro volta, causano il sovrappeso, l’obesità e molte altre malattie correlate. 


L’altro “delitto” dell’industria alimentare è la produzione di grassi (derivati dagli oli di semi) che sono anch’essi a basso costo e che, causa il contenuto di particolari acidi grassi, determinano un rilevante innalzamento nel corpo dello stato infiammatorio, premessa per varie patologie tra cui quelle cardiache e circolatorie. 


Quindi le merendine (ma la stessa cosa si può dire delle brioches, delle patatine o delle pizzette) hanno contemporaneamente queste due pessime caratteristiche: sono prodotte con farine raffinate e contengono grassi che favoriscono lo stato infiammatorio nel nostro organismo. Si tratta di una miscela esplosiva che rende grassi i bambini e li condanna a un rischio maggiore di incorrere in malattie anche in età precoce. 


Certamente non fa male mangiare una merendina ogni tanto ma se si prova a chiedere ai bambini in netto sovrappeso ( o chiaramente obesi) quante ne mangiano, si scoprirà che arrivano a consumarne anche una media di tre o quattro al giorno.


 E ad esse aggiungono spesso pizzette, patatine, cereali del mattino e bibite dolci come cole, aranciate e the confezionati. La prima cosa da fare per cercare di risolvere la situazione potrebbe essere quella di porre dei limiti industriali all’utilizzo di certi grassi. 


Tali grassi vengono usati oggi nelle merendine non solo perché costano meno ma anche perché hanno una scarsa tendenza ad irrancidire ( è per questo motivo che una merendina confezionata dimenticata in un cassetto è ancora buona anche dopo qualche mese; i suoi grassi, infatti, rimangono tali e quali). 


A livello di Comunità Europea sono già noti progetti per arrivare a produrre merendine “salutari” ma in attesa che siano pronti (di sicuro occorrono ancora alcuni anni) la cosa migliore sarebbe che i genitori facessero mangiare a bambini e ragazzi, durante lo spuntino scolastico o in quello di metà pomeriggio, della frutta di stagione abbinandola eventualmente a del formaggio grana. 


Sarebbe una buona scelta anche un panino con bresaola oppure con prosciutto crudo o cotto, meglio ancora con pane integrale. 

Dott.Giovanni GHIONI

Step by step

Step by step Secondo le abitudini italiane, nei due pasti principali della giornata si comincia con i carboidrati (sotto forma di pasta o di riso), si prosegue poi con le proteine (carne di vario tipo) accompagnate da un contorno di verdura, e si conclude con la frutta o con un dessert dolce.

Ma è questa la successione più razionale per assumere gli alimenti ? In realtà non lo è da vari punti di vista. A chi, in particolare, vuole dimagrire suggerisco di stravolgere questo ordine, tanto più che, a differenza di quello che succede nella matematica, invertendo l’ordine delle portate il risultato cambia, cambia davvero!!

Secondo gli ultimi dettami dei “guru-nutrizionisti” d’oltreoceano, l’obiettivo di chi desidera perdere chili di adipe in eccesso deve essere quello di consumare in ciascun pasto una quantità contenuta di calorie, e di riuscire a farlo per tutta la giornata e per molti giorni consecutivi. La forza di volontà, in questi casi, è senza dubbio importante, ma si deve anche fare in modo che i cibi vengano assunti in modo tale da far aumentare il più velocemente possibile il senso di sazietà (imbrogliando quindi il “centro della fame” nel nostro cervello) e da far tornare l’appetito il più tardi possibile.

Da questo punto di vista è molto vantaggioso iniziare i pasti con delle verdure crude o cotte condite con poco olio extra-vergine ed aceto balsamico; le verdure sono molto utili perché danno un contributo importante nell’insorgenza della “sazietà buccale”, vale a dire l’attenuazione della fame che deriva dal fatto che esse obbligano a masticare tanto ed a deglutire continuamente.

Una volta arrivate nello stomaco, poi, determinano una buona “sazietà gastrica”, legata al fatto che inducono un senso di pienezza dello stomaco che è piuttosto alto in proporzione al ridotto contenuto calorico (infatti si dice che hanno una bassa “densità calorica” proprio perché, a parità di volume, forniscono poche calorie). Le verdure tendono poi a rimanere a lungo nello stomaco ed a far sì che anche la permanenza dei cibi mangiati in seguito si prolunghi.

Le fibre contenute nelle verdure, inoltre, una volta arrivate nell’intestino, allungano i processi digestivi di tutti gli alimenti, e questo assicura che la fame insorga più tardivamente. Subito dopo le verdure è bene assumere il piatto proteico. A livello intestinale le proteine stimolano la formazione di un particolare ormone, la CCK (colecistochinina), che è dimostrato favorisca la sazietà.

Il pesce è l’elemento più efficace da tale punto di vista, ma vanno bene anche il pollame, la carne bovina, la bresaola ed il prosciutto (meglio crudo e sgrassato). A questo punto del nostro pasto simulato si può passare alla frutta, anch’essa ricca di fibre, vitamine e minerali; è molto saziante ed in grado di aumentare i tempi di permanenza dei cibi nello stomaco e nell’intestino.

Soltanto alla fine, se se ne ha ancora voglia, si può prendere la pasta che noi invece tradizionalmente consideriamo il primo piatto; dopo aver assunto verdure, carne e frutta risulta infatti più facile accontentarsi di una porzione piuttosto contenuta di pasta che ha, tra l’altro, una “densità calorica” piuttosto alta.

Ovviamente anche il consumo di pane deve essere limitato il più possibile mentre per quanto riguarda le bevande, la scelta migliore per chi voglia dimagrire deve cadere necessariamente sull’acqua naturale bandendo completamente l’uso di alcoolici e super-alcoolici.

Dott.Giovanni GHIONI

Olio di pesce: storia e potenzialità Parafarmacia San Paolo a Parma

Perchè non mangiare molto pesce invece di assumerne l’olio in capsule? In fondo è quello che fanno i giapponesi che sono la popolazione più longeva e meno affetta dalla “sindrome del grasso tossico o infiammazione silente”!! Il problema è che praticamente tutto il pesce è avvelenato, perché non c’è fiume, lago, mare o oceano sulla Terra che non sia contaminato da una lunga lista di inquinanti: mercurio (proveniente in gran parte dalla combustione del carbone), tossine di vecchia produzione (diossina), tossine di nuova produzione (come i ritardanti di fiamma, non ancora messi al bando in tutti gli Stati). Tutte queste pericolose sostanze sono presenti nei pesci e quanti più se ne mangiano, tanto più se ne accumulano nel nostro corpo (infatti nella popolazione giapponese la concentrazione ematica di queste tossine sfiora il tetto massimo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). Ma anche non considerando queste tossicità di base rimane comunque enorme la quantità di pesce che dovremmo mangiare per eliminare o limitare “la sindrome del grasso tossico”. Studi d’oltreoceano hanno rilevato che mangiando pesce gli americani assumono una media di 125 mg di omega-3 (EPA-DHA) al giorno, mentre secondo dati sperimentali, per poter ridurre in modo tangibile i livelli “dell’infiammazione silente” si dovrebbe aumentare il consumo di pesce di quasi venti volte per ricavarne il giusto apporto quotidiano di circa 2,5 grammi di EPA/DHA. Non tutti gli acidi grassi omega-3 sono uguali: quelli a catena lunga come l’EPA ed il DHA, ottenibili soltanto dall’olio di pesce, sono gli unici ad essere estremamente efficaci per modulare i livelli degli eicosanoidi (ormoni con funzioni di messaggeri biochimici) e per ottenere il funzionamento ottimale del cervello. Quelli a catena corta, come l’acido alfa-linoleico (ALA) presente nell’olio di semi di lino e in altri olii di semi, sono potenziali precursori dei loro parenti a catena più lunga come l’EPA/DHA; il problema è che il processo di biosintesi che dà luogo alla conversione degli uni negli altri è incredibilmente lungo e complesso cosicchè in pratica dagli acidi grassi a catena corta si riescono ad ottenere solo quantitativi molto limitati di quelli a catena lunga. Ecco perché l’unica soluzione praticabile è quella di ricorrere a olii di pesce ricchi di EPA/DHA ed esenti da inquinanti tossici. Estrarre l’olio dai pesci è un processo, in teoria, relativamente semplice: il pesce viene bollito fino a quando le componenti oleose si separano nella parte superiore del recipiente. Purtroppo però questo olio di pesce grezzo contiene residui marini d’ogni genere comprese le tossine liposolubili già viste. Il problema, quindi, è mettere a punto un processo di purificazione che renda l’olio di pesce adatto al consumo umano. A quanto si sa, l’olio di pesce fu impiegato per la prima volta come sostanza medicinale in Inghilterra nel lontano 1789, quando il fegato crudo dei merluzzi provenienti dall’America veniva semplicemente lasciato fermentare per molti giorni in tinozze, finchè l’olio grezzo cominciava a separarsi e poteva essere raccolto in superficie. Malgrado il pessimo sapore a quest’olio grezzo venivano attribuite miracolose propietà terapeutiche per la cura dell’artrite. Un buon passo avanti nella produzione dell’olio fu compiuto nel 1854, quando si cominciarono a bollire i fegati dei merluzzi in recipienti metallici, ma il prodotto finale restava pur sempre disgustoso. Alla fine del diciannovesimo secolo i primi immigrati cinesi, chiamati per lavorare alla costruzione della “ferrovia coast to coast”, portarono in America l’olio di serpente di mare. Questi serpenti si nutrono di pesci e quindi l’olio estratto dalle loro carni è molto ricco di EPA/DHA : più o meno una percentuale doppia rispetto a quello di fegato di merluzzo. Così alla fine dell’Ottocento l’olio di serpente di mare divenne un vendutissimo rimedio universale ( e probabilmente lo era davvero essendo il più efficace farmaco antinfiammatorio disponibile a quei tempi), nonostante che il sapore fosse orribile, forse anche peggiore di quello dell’olio di fegato di merluzzo. Negli anni Trenta invece diventò normale costringere i bambini a inghiottire ogni giorno un cucchiaio colmo di olio di fegato di merluzzo come cura per la prevenzione del rachitismo, grazie all’elevato contenuto di vitamina D. Oltre a questa però i ragazzi si assicuravano anche un’abbondante e benefica dose di EPA/DHA (circa 2,5 grammi al giorno). La produzione dell’olio di pesce compì un salto tecnologico negli anni Ottanta quando i produttori cominciarono ad estrarre l’olio dal corpo dell’animale, risolvendo così anche il problema della tossicità da deposito di vitamina A presente esclusivamente nel fegato del pesce. Inoltre si riuscì anche a superare lo scoglio del pessimo sapore racchiudendo l’olio in capsule di gelatina morbida, inghiottibili intere. L’unico problema era che in molti casi il rivestimento costava dieci volte più dell’olio che conteneva. Le capsule risolsero il problema del sapore ma con il loro uso diventava difficile prendere una dose di EPA/DHA sufficiente ad ottenere effetti terapeutici. Per assumere la medesima quantità di EPA/DHA fornita da un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo occorreva, infatti, inghiottire ogni giorno 8 grosse capsule da 1 grammo di olio con il rischio di non avere un apprezzabile effetto sulle condizioni sanitarie del paziente. Inoltre, aggiungendo il danno alla beffa, una volta dissolta la capsula nello stomaco a molti rimaneva a lungo in bocca un fastidioso retrogusto di pesce mentre altri inquinanti presenti nell’olio di pesce ( di solito strani acidi grassi prodotti dalle alghe) provocavano frequenti problemi gastrici, gonfiori addominali e diarrea. Il progresso decisivo venne compiuto solo intorno al 2000 con l’avvento dei concentrati purissimi di EPA/DHA, il cui sviluppo ha richiesto l’applicazione di tecnologie di ingegneria chimica molto avanzate: il primo passo consiste nella rimozione, per mezzo della distillazione frazionata, della maggior parte dei grassi saturi; poi, attraverso una tecnica di distillazione molecolare molto sofisticata, vengono eliminati praticamente tutti i residui di mercurio e di diossine. Questi nuovi prodotti di EPA/DHA a distillazione multipla sono molto concentrati, estremamente puri e capaci di produrre sensibili effetti terapeutici. E le continue ricerche dischiudono sempre nuovi orizzonti sull’uso di questi prodotti: un recente studio americano effettuato in un “reparto ospedaliero di grandi obesi” ha messo in evidenza come l’aumento delle calorie introdotte nell’organismo è più che compensato dalla maggiore facilità con cui diventa possibile smaltire il grasso in eccesso. L’EPA contenuto nell’olio di pesce, infatti impedisce la formazione del legame tra gli endocannabinoidi ed i loro recettori (per cui si attenua e si smorza la voglia di mangiare), mentre il DHA potenzia l’espressione degli enzimi che bruciano il grasso di riserva. Nel corso degli anni, al fine di scoprirne eventuali effetti collaterali, il suo impiego a dosi elevate è stato oggetto di numerose ricerche sperimentali condotte con rigorosi metodi scientifici, che ne hanno sempre accertato la totale sicurezza: l’impiego di dosi di olio di pesce anche estremamente elevate (più di 15 grammi giornalieri di EPA/DHA) è assolutamente sicuro sia nei bambini che negli adulti.

Dott.Giovanni GHIONI

Liste Anti Doping

 Liste Anti-Doping 1 Parafarmacia San Paolo a Parma

Liste Anti-Doping 1

Codice Mondiale Antidoping

LA LISTA DELLE SOSTANZE VIETATE E METODI PROIBITI 2010
STANDARD
INTERNAZIONALE
Il testo ufficiale della Lista è depositato presso la WADA; è pubblicato in Inglese e Fran-cese. In caso di disparità tra la versione Inglese e quella Francese, farà fede la versione Inglese.
Questa Lista entra in vigore il 1° Gennaio 2010
Traduzione non ufficiale

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LISTA DELLE SOSTANZE E METODI PROIBITI – ANNO 2010
CODICE MONDIALE ANTIDOPING
In vigore dal 1° Gennaio 2010
Tutte le sostanze proibite devono essere considerate “Sostanze Specificate” * ad eccezione delle Sostanze incluse nelle classi S1, S2.1, S2.2, S2.3, S2.4, S2.5, S4.4 e S6.a, e dei Metodi Proibiti M1, M2 e M3.
SOSTANZE E METODI SEMPRE PROIBITI (IN e FUORI COMPETIZIONE)

SOSTANZE PROIBITE
S1. AGENTI ANABOLIZZANTI
Gli agenti anabolizzanti sono proibiti.
1. Steroidi anabolizzanti androgeni (SAA)
a) Gli SAA esogeni*, includono:
1-androstendiolo (5α-androst-1-ene-3β,17β-diolo ); 1-androstendione (5α-androst-1-ene-3,17-dione); bolandiolo (19-norandrostenediolo); bolasterone; boldenone; boldione (androsta-1,4-diene-3,17-dione); calusterone; clostebol; danazolo (17α-etinil-17β-idrossiandrost-4-eno[2,3-d]isoxazolo); deidroclormetiltestosterone (4-cloro-17β-idrossi-17α-metilandrosta-1,4-dien-3-one); desossimetiltestosterone (17α-metil-5α-androst-2-en-17β-olo); drostanolone; etilestrenolo (19-nor-17α-pregn-4-en-17-olo); fluossimeste-rone; formebolone; furazabolo (17β-idrossi-17α-metil-5α-androstano[2,3-c]-furazan); gestrinone; 4-idrossitestosterone (4,17β-diidrossiandrost-4-en-3-one); mestanolone; mesterolone; metenolone; metandienone (17β-idrossi-17α-metilandrosta-1,4-dien-3-one); metandriolo; metasterone (2α, 17α-dimetil-5α-androstane-3-one-17β-ol); metil-dienolone (17β-idrossi-17α-metilestra-4,9-dien-3-one); metil-1-testosterone (17β-idrossi-17α-metil-5α-androst-1-en-3-one); metilnortestosterone (17β-idrossi-17α-metilestr-4-en-3-one); metiltrienolone (17β-idrossi-17α-metilestra-4,9,11-trien-3-one); metiltestosterone; mibolerone; nandrolone; 19-norandrostenedione (estr-4-ene-3,17-dione); metribolone (metiltrienolone, 17β-idrossi-17α-metilestra-4,9,11-trien-3-one) norboletone; norclostebol; noretandrolone; ossabolone; ossandrolone; ossi-mesterone; ossimetolone; prostanozolo (17β-idrossi-5α-androstano([3,2-c]pirazolo); quinbolone; stanozololo; stenbolone; 1-testosterone (17β-idrossi-5α-androst-1-en-3-one); tetraidrogestrinone (18a-omo-pregna-4,9,11-trien-17β-ol-3-one); trenbolone ed altre sostanze con simile struttura chimica o simile/i effetto/i biologico/i.
b) Gli SAA endogeni**, quando somministrati per via esogena: androstenediolo (androst-5-ene-3β,17β-diolo); androstenedione (androst-4-ene-3,17-dione); diidrotestosterone (17β-idrossi-5α-androstan-3-one) ; prasterone (deidroepian-drosterone, DHEA); testosterone ed i seguenti metaboliti ed isomeri:
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5α-androstan-3α,17α-diolo; 5α-androstan-3α,17β-diolo; 5α-androstan-3β,17α-diolo; 5α-androstan-3β,17β-diolo; androst-4-ene-3α,17α-diolo; androst-4-ene-3α,17β-diolo; androst-4-ene-3β,17α-diolo; androst-5-ene-3α,17α-diolo; androst-5-ene-3α,17β-diolo; androst-5-ene-3β,17α-diolo; 4-androstenediolo (androst-4-ene-3β,17β-diolo); 5-androstenedione (androst-5-ene-3,17-dione);; epi-diidrotestosterone epitestosterone; 3α-idrossi-5α-androstan-17-one; 3β-idrossi-5α-androstan-17-one; 19-norandrosterone; 19-noretiocolanolone.
2. Altri agenti anabolizzanti, inclusi ma non limitati ad essi:
Clenbuterolo, modulatori dei recettori androgenici selettivi (SARM), tibolone, zera-nolo, zilpaterolo.
Relativamente a questo paragrafo:
*“esogeno” si riferisce a una sostanza che non può essere prodotta naturalmente dall’organismo
** “endogeno” si riferisce a una sostanza che può essere prodotta naturalmente dall’organismo

S2. ORMONI PEPTIDICI, FATTORI DI CRESCITA E SOSTANZE CORRELATE
Sono vietate le seguenti sostanze ed i loro fattori di rilascio:
1. Agenti Stimolanti l’Eritropoiesi (ad es. Eritropoietina (EPO), darbopoietina (dEPO), metossi polietilen glicol-epoetina beta (CERA), ematide);
2. Gonadotropina corionica (hCG) e Ormone Luteinizzante (LH) proibiti negli uo-mini;
3. Insuline;
4. Corticotropine
5. Ormone della crescita (hGH), Fattore di crescita insulino-simile (IGF-1), Me-chano Growth Factors (MGFs); fattori di crescita di derivazione piastrinica (PDGF), fattori di crescita dei fibroblasti (FGF), fattore di crescita vascolare-endoteliale (VEGF) e fattore di crescita degli epatociti (HGF) ed altri fattori di crescita riguardanti i muscoli, la sintesi/degradazione delle proteine dei tendini o dei legamenti, la vascolarizzazione, l’utilizzazione di energia, la capacità rigenerativa o la “commutazione” (switching) del tipo di fibra;
6. Preparazioni di derivati piastrinici (ad es. Plasma Ricco di piastrine, “blood spinning”) somministrato per via intramuscolare. Altre vie di sommini-strazione richiedono una “dichiarazione di uso” in conformità con lo Standard In-ternazionale per le Esenzioni a Fini Terapeutici (International Standard for TUE).
ed altre sostanze con struttura chimica simile o con effetto/i biologico/i simile/i.

S3. BETA-2 AGONISTI
Tutti i beta-2 agonisti inclusi i loro isomeri D ed L sono proibiti, ad eccezione del salbutamolo, (massimo 1600 microgrammi nelle 24 ore) ed il salmeterolo per via inalatoria che richie-dono una “dichiarazione di uso” in conformità con lo Standard Internazionale per le E-senzioni a Fini Terapeutici (International Standard for TUE).
La presenza di salbutamolo nelle urine in concentrazione superiore a 1000 ng/ml (ng=nanogrammi) fa ipotizzare un uso non terapeutico della sostanza e conseguente-mente è ritenuta un riscontro analitico di positività a meno che l’atleta non dimostri, median-te uno studio farmacocinetico controllato che il risultato anomalo sia la conseguenza dell’utilizzo di una dose terapeutica (massimo 1600 microgrammi nelle 24 ore) di salbuta-molo per via inalatoria.

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S4. ANTAGONISTI E MODULATORI DEGLI ORMONI
Sono proibite le seguenti classi:
1. Inibitori dell’aromatasi, compresi, ma non limitati a: aminoglutetimide, anastrozolo, an-drosta-1,4,6-triene-3,17-dione (androstatrienedione), 4-androstene-3,6,17-trione (6-oxo), exemestano, formestano, letrozolo, testolattone.
2. Modulatori selettivi dei recettori estrogenici (SERM), compresi, ma non limitati a: raloxifene, tamoxifene, toremifene.
3. Altre sostanze anti-estrogeniche comprese, ma non limitate a: clomifene, ciclofenil, fulvestrant.
4. Agenti che modificano la funzione/le funzioni della miostatina, inclusi, ma non limi-tati a: gli inibitori della miostatina.

S5. DIURETICI ED ALTRI AGENTI MASCHERANTI
Gli agenti mascheranti sono proibiti. Essi includono:

Diuretici, probenecid, espansori del plasma (ad es glicerolo; somministrazione endo-venosa di albumina, destrano, amido-idrossietilico e mannitolo) ed altre sostanze con effetto/i biologico/i simile/i. I diuretici includono: Acetazolamide, amiloride, bumetanide, canrenone, clortalidone, acido etacrinico, furosemide, indapamide, metolazone, spironolattone, tiazidi (ad es. bendroflume-tiazide, clorotiazide, idroclorotiazide), triamterene, ed altre sostanze con una struttura chimica simile o simile/i effetto/i biologico/i (ad eccezione del drosperinone, pamabromo e della somministrazione topica di dorzolamide e brinzolamide, che non sono proibiti). Una Esenzione a Fini Terapeutici (TUE) per diuretici e agenti mascheranti non è valida se l’urina dell’atleta contiene una di queste sostanze in associazione a livelli di soglia o di sotto-soglia di una sostanza(e) esogena/e proibita(e).

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METODI PROIBITI
M1. POTENZIAMENTO DEL TRASPORTO DI OSSIGENO
Sono proibiti i seguenti metodi:
1. Il doping ematico, compreso l’uso di sangue autologo, omologo o eterologo o prodotti conte-nenti globuli rossi di qualsiasi origine.
2. Potenziamento artificiale dell’assorbimento, del trasporto o del rilascio di ossigeno, compresi, ma non limitati alle sostanze chimiche perfluoridiche, all’efaproxiral (RSR13) e a prodotti di e-moglobina modificata (ad es. sostituti del sangue basati sull’emoglobina, prodotti di emoglobina microincapsulata) ad esclusione dell’ossigeno supplementare.

M2. MANIPOLAZIONE CHIMICA E FISICA
1. Manipolazione, o tentata manipolazione, per alterare l’integrità e la conformità dei cam-pioni raccolti nei controlli antidoping. Questi includono, ma non si limitano a cateterizza-zione, sostituzione e/o alterazione di urina (ad es. proteasi).
2. Le infusioni endovenose sono proibite, ad eccezione di quelle legittimamente ricevute nel corso di ricoveri in ospedale o di indagini cliniche.

M3. DOPING GENETICO
Sono proibiti i seguenti metodi, aventi la capacità di migliorare la performance atletica:
1. Il trasferimento di cellule o elementi genetici (ad es. DNA, RNA);
2. L’utilizzo di agenti farmacologici o biologici capaci di modulare l’espressione genica. Sono proibiti gli agonisti del recettore δ attivato dal Proliferatore del Perossisoma (PPARδ) (ad es. GW 1516) e gli agonisti dell’asse PPARδ-AMP-protein chinasi attivato (AMPK) (ad es. AICAR).

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SOSTANZE E METODI PROIBITI IN COMPETIZIONE
In competizione, in aggiunta alle classi sopra indicate (da S1 a S5 e da M1 a M3) sono proibite le seguenti classi:

SOSTANZE PROIBITE
S6. STIMOLANTI Sono proibiti tutti gli stimolanti (inclusi, ove pertinenti, i loro isomeri ottici (D ed L), ad ecce-zione dei derivati dell’imidazolo ad uso topico e quegli stimolanti inclusi nel Programma di Monitoraggio 2010*. Gli stimolanti comprendono:
a: Stimolanti “Non Specificati”: Adrafinil, amfepramone, amifenazolo, amfetamina, amfetaminile, benfluorex, benzfetamina, benzilpiperazina, bromantan, clobenzorex, cocaina, cropropami-de, crotetamide, dimetilamfetamina, etilamfetamina, famprofazone, fencamina, fenetillina, fenfluramina, fenproporex, furfenorex, mefenorex mefentermina, mesocarbo, metamfetamina (d-), p-metilamfetamina, metilenediossiamfetami-na, metilenediossimetamfetamina, metilexaneamina (dimetilpentilamina), mo-dafinil, norfenfluramina, fendimetrazina, fenmetrazina, fentermina, 4-fenilpiracetam (carfedone), prenilamina, prolintano. Uno stimolante non espressamente inserito in Lista in questa sezione è una “Sostanza Specificata”.
b: “Stimolanti Specificati” (esempi): Adrenalina**; catina***; efedrina****, etamivan, etilefrina, fenbutrazato, fencamfamina, eptaminolo, isometeptene, levmetanfetamina, meclofenossate, metilefedrina****, metilfenidato, nichetamide, norfenefrina, octopamina, ossi-lofrina, paraidrossiamfetamina, pemolina, pentetrazolo, fenprometamina, pro-pilesedrina, pseudoefedrina*****, selegilina, sibutramina, stricnina, tuamino-eptano ed altre sostanze con una struttura chimica simile o con simile/i effetto/i biologico/i. * Le seguenti sostanze incluse nel Programma di Monitoraggio 2010 (bupropione, caffeina, fenilefrina, fenilpropanolamina, pipradolo, sinefrina) non sono considerate Sostanze Proibite. ** L’adrenalina associata ad agenti anestetici locali o somministrata per via locale (es. na-sale, oftalmologica) non è proibita.
*** La catina è proibita quando la sua concentrazione nelle urine è superiore a 5 micro-grammi per millilitro.
**** L’efedrina e la metilefedrina sono proibite quando la loro concentrazione nelle urine è superiore a 10 microgrammi per millilitro.
***** La pseudoefedrina è proibita quando la sua concentrazione nelle urine è supe-riore a 150 microgrammi per millilitro.

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S7. NARCOTICI
Sono proibiti i seguenti narcotici: Buprenorfina, destromoramide, diamorfina (eroina), fentanil e suoi derivati, idro-morfone, metadone, morfina, ossicodone, ossimorfone, pentazocina, petidina.

S8. CANNABINOIDI Sono proibiti Δ9-tetraidrocannabinolo (THC) naturale o sintetico ed i cannabinoidi THC-simili (ad es. hashish, marijuana, HU-210).

S9. GLUCOCORTICOSTEROIDI Sono proibiti tutti i glucocorticosteroidi quando somministrati per via orale, endovenosa, in-tramuscolare o rettale. In applicazione dello Standard Internazionale per le Esenzioni a Fini Terapeutici, una dichia-razione di uso deve essere presentata dall’Atleta per i glucocorticosteroidi somministrati per via intraarticolare, periarticolare, peritendinea, epidurale, intradermica ed inalatoria, ad ecce-zione di quanto sotto elencato. Le preparazioni topiche quando utilizzate per via auricolare, buccale, dermatologica, (incluse iontoforesi/fonoforesi), gengivale, nasale, oftalmica, e per i disturbi perianali, non sono proi-bite e non richiedono Esenzione a Fini Terapeutici, né una dichiarazione di uso.

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SOSTANZE PROIBITE IN PARTICOLARI SPORT
P1. ALCOOL L’alcool (etanolo) è proibito solo in competizione, nei seguenti sport.
L’individuazione verrà effettuata mediante analisi del respiro e/o del sangue. La soglia di tra-sgressione delle norme antidoping (valori ematologici) è stabilita in 0.10 g/L.
▪ Aeronautica (FAI)
▪ Pentatlon moderno (UIPM)
▪ Tiro con l’arco (FITA) per le discipline che includono le prove di tiro
▪ Automobilismo (FIA)
▪ Motociclismo (FIM)
▪ Bocce (bocce IPC)
▪ Bowling a nove e dieci birilli (FIQ)
▪ Karate (WKF)
▪ Motonautica (UIM)

P2. BETABLOCCANTI
Salvo diversamente specificato, i betabloccanti sono proibiti solo in competizione, nelle se-guenti discipline sportive.
▪ Aeronautica (FAI)
▪ Pentathlon moderno (UIPM)
▪ Tiro con l’arco (FITA) (proibiti anche per le discipline con le prove di tiro fuori competizione)
▪ Bowling a nove e dieci birilli (FIQ)
▪ Automobilismo (FIA)
▪ Motonautica (UIM)
▪ Biliardo/Snooker (WCBS)
▪ Vela (ISAF) per le sole competizioni
▪ Bob (FIBT) al timone
▪ Bocce (CMSB)
▪ Tiro (ISSF, IPC) (proibito anche fuori
▪ Bridge (FMB) competizione)
▪ Curling (WCF)
▪ Sci/Snowboard (FIS) nel salto con gli
▪ Ginnastica (FIG)
▪ Golf (IGF) sci, nelle esibizioni aeree/halfpipe dello
▪ Motociclismo (FIM) sci acrobatico e nell’halfpipe/big air dello snowboard
▪ Lotta (FILA)

* N.d.T. Gli acronimi presenti nelle sezioni P1 e P2 sono riportati in lingua originale I betabloccanti includono, ma non si limitano a: Acebutololo, alprenololo, atenololo, betassololo, bisoprololo, bunololo, carteololo, carvedilolo, celiprololo, esmololo, labetalolo, levobunololo, metilpranololo, meto-prololo, nadololo, oxprenololo, pindololo, propranololo, sotalolo, timololo.
 Liste Anti-Doping 2 Parafarmacia San Paolo a Parma

Liste Anti-Doping 2

CRITERI DI PREDISPOSIZIONE E DI AGGIORNAMENTO DELLA LISTA DI CLASSI DEI FARMACI, DELLE SOSTANZE BIOLOGICAMENTE E FARMACOLOGICAMENTE ATTIVE E DELLE PRATICHE, IL CUI IMPIEGO È CONSIDERATO VIETATO PER DOPING

La Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping, istituita e regolamentata dalla Legge 14 dicembre 2000, n. 376 e dal decreto interministeriale 31 ottobre 2001, n. 440, ha predisposto la lista di classi dei farmaci, delle sostanze biologicamente e farmacologicamente attive e delle pratiche vietate per doping in base ai seguenti criteri e modalità. CRITERI GENERALI:

1. La lista intende perseguire l’obiettivo di garantire la certezza della conoscenza e la tutela di coloro che praticano lo sport.
2. La lista, sulla base dei criteri adottati, è aggiornabile secondo le modalità più avanti definite. 3. Le classi di sostanze vietate e delle pratiche e metodi, il cui impiego è considerato doping, sono state individuate, ai sensi dell’art. 2, comma 1 della Legge 376/2000, nel rispetto delle disposizioni della Convenzione di Strasburgo, ratificata ai sensi della Legge 29 novembre 1995, n. 522 e delle disposizioni della Convenzione internazionale contro il doping nello sport adottata a Parigi nella XXXIII Conferenza generale UNESCO, ratificata ai sensi della Legge 26 novembre 2007, n. 230.

MODALITÀ DI COMPILAZIONE DELLA LISTA DELLE SOSTANZE E DELLE PRATICHE E METODI VIETATI
La lista delle sostanze e medicinali vietati per doping è composta da quattro sezioni. La quinta sezione riguarda le pratiche e metodi vietati per doping.
1. SEZIONE 1 - CLASSI VIETATE;
2. SEZIONE 2 - PRINCIPI ATTIVI APPARTENENTI ALLE CLASSI VIETATE;
3. SEZIONE 3 - MEDICINALI CONTENENTI PRINCIPI ATTIVI VIETATI;
4. SEZIONE 4 - ELENCO IN ORDINE ALFABETICO DEI PRINCIPI ATTIVI VIETATI E DEI RELATIVI MEDICINALI;
5. SEZIONE 5 - PRATICHE E METODI VIETATI.

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ALLEGATO II
1. I principi attivi vietati per doping sono stati individuati sulla base delle rispettive caratteristiche chimico-farmacologiche, ai sensi dell’ art.2, comma 2 della Legge 376/2000.
2. Nei principi attivi vietati per doping devono considerarsi compresi i loro sali, esteri, complessi e stereoisomeri qualora abbiano attività farmacologica vietata. Ove previsto dalla Lista internazionale di riferimento, devono intendersi comprese nelle varie classi tutte le sostanze con struttura chimica simile a quelle espressamente indicate e/o capaci di esplicare attività farmacologica vietata per doping.
3. Per i medicinali per uso topico (oftalmico), contenenti principi attivi, singoli od in associazione, appartenenti alla classe S5, è proibita un’assunzione diversa (per schema posologico e per via di somministrazione) da quella indicata nell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC).
4. Le preparazioni contenenti stimolanti (Classe S6 – Simpatico mimetici singoli ed in associazione) sono proibiti; fanno eccezione i derivati dell’imidazolo ad uso topico e gli stimolanti inclusi nel Programma di Monitoraggio 2010 (vedi allegato I). Le preparazioni contenenti glucocorticosteroidi (classe S9) sono proibite quando somministrati per via orale, endovenosa, intramuscolare o rettale. Per preparati somministrati per via intrarticolare, periarticolare, peritendinea, epidurale, intradermica ed inalatoria deve essere presentata dall’Atleta, ai sensi dell’art. 1, comma 4 della legge 376/2000, e in applicazione delle vigenti norme sportive una esenzione a fini Terapeutici (TUE) o una dichiarazione di uso. Le preparazioni topiche quando utilizzate per via auricolare, buccale, dermatologica, (incluse iontoforesi/fonoforesi), gengivale, nasale, oftalmica e per patologie perianali, non sono proibite e non richiedono una esenzione a fini terapeutici né una dichiarazione d’uso.
5. I medicinali contenenti alcool etilico (Classe P1) non sono riportate nella Sezione 3, in quanto tale sostanza è presente solo come eccipiente.
6. Per i soggetti in età pediatrica che svolgono attività sportiva è vietato l’impiego di medicinali, per i quali non è prevista nell’AIC l’autorizzazione per uso pediatrico.
7. La ripartizione in classi delle pratiche e metodi vietati è stata determinata ai sensi dell’art.2, comma 2 della Legge 376/2000.
8. La Commissione partecipa ai programmi di monitoraggio previsti dagli organismi internazionali sull’uso di sostanze e pratiche attualmente inserite e non inserite nell’allegato III al presente decreto, al fine di evidenziarne l’eventuale uso non corretto nell’ambito delle attività sportive.
9. Nella sezione 2 sono indicati tutti i principi attivi vietati, compresi quelli di cui attualmente non è in commercio, in Italia, alcun medicinale.

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ALLEGATO II
10. Nelle sezioni 3 e 4 sono compresi tutti i medicinali, contenenti principi attivi vietati per doping, per i quali sia stata rilasciata autorizzazione all’immissione in commercio.
11. Nella sezione 3 sono indicate altresì, per ciascun medicinale, le confezioni autorizzate e le eventuali relative note indicate in base al presente decreto. Nelle associazioni la sostanza vietata è quella indicata per prima o, comunque, a carattere grafico particolare. Per i medicinali a base di principi attivi vietati per doping e descritti nelle Monografie delle Preparazioni Farmaceutiche Specifiche della Farmacopea Ufficiale Italiana, sono da comprendere tutti i dosaggi, le forme farmaceutiche e le confezioni presenti in Italia sul mercato. In particolare, per quanto riguarda i prodotti medicinali a base di Mannitolo e Glicerolo sono da ritenersi compresi soltanto i dosaggi e le soluzioni predisposte per somministrazione endovenosa.
12. L’esenzione per uso terapeutico delle sostanze e pratiche vietate è consentita, ai sensi dell’art. 1, comma 4 della legge 376/2000, nel rispetto dei regolamenti sportivi.
13. Nella sezione 4, per favorire la consultazione della lista, i principi attivi ed i relativi medicinali sono disposti in ordine alfabetico con l’indicazione della sigla della classe vietata per doping a cui appartengono. MODALITÀ DI REVISIONE DELLA LISTA Ai sensi dell’art.2, comma 3 della Legge 376/2000, nonché, per quanto riguarda la periodicità annuale, in aderenza alle statuizioni contenute nella Convenzione di Strasburgo del 16 novembre 1989, ratificata con la legge 522/1995, e nella Convenzione internazionale contro il doping nello sport stipulata a Parigi il 16 ottobre 2995, ratificata con la legge 230/2007, e, in particolare, del Codice Mondiale Antidoping versato nell’Appendice I di tale ultima Convenzione, la Lista viene sottoposta a revisione ed aggiornamento periodico da parte della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping, con l’ausilio della Banca Dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) nonché attraverso i dati registrativi, secondo le procedure autorizzative comunitarie e le elaborazioni fornite dall'Osservatorio Nazionale sull'Impiego dei Medicinali e dall'Osservatorio Nazionale sulle Sperimentazioni Cliniche.
La Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping attua periodicamente una verifica delle sostanze e/o delle pratiche vietate per doping, al fine di individuare sostanze e/o pratiche mediche da inserire in tale lista. L’inserimento viene attuato al termine di una attività di valutazione e dopo aver informato gli organismi internazionali competenti.
Liste Anti-Doping 3 Parafarmacia San Paolo a Parma

Liste Anti-Doping 3

CLASSI VIETATE


Proibiti IN e FUORI GARA :

AGENTI ANABOLIZZANTI, ORMONI PEPTIDICI, FATTORI DI CRESCITA E SOSTANZE CORRELATE

BETA-2
AGONISTI ANTAGONISTI E MODULATORI ORMONALI DIURETICI E AGENTI MASCHERANTI
II. Proibiti solo IN GARA : STIMOLANTI NARCOTICI CANNABIS SATIVA, INDICA E DERIVATI CORTICOSTEROIDI
III. Proibiti solo IN PARTICOLARI SPORT : ALCOOL BETABLOCCANTI

Ecstasy e suoi derivati sintetici.

L’ “Ecstasy”, come viene grossolanamente denominato un gruppo di sostanze derivate dall’ anfetamina, fa parte di un recente fenomeno socio-culturale, quello delle “nuove droghe”, che si confronta con le “storiche” marijuana, cocaina ed eroina. La letteratura è vasta e non omogenea; sostanze come Popper, Efedrina, Ketamina, Chat, Codeina, vengono immesse sul mercato senza che un eventuale consumatore possa minimamente sapere i rischi che corre con l’assunzione. L' ecstasy pare essere la sostanza che più di altre risponde alla maggior parte dei requisiti che caratterizzano le "droghe su misura" (droghe di sintesi o designer drugs ) di cui è considerata la principale esponente. Essa ricalca la struttura di sostanze d'abuso conosciute (anfetamina), è di basso costo, ha elevata potenza ma azione “blanda”, è facilmente trasportabile e somministrabile, e produce per lo più effetti gradevoli. Il consumo è di tipo ricreativo e normalmente associato al tempo libero: la sua cultura, alla nascita, sembra essere strettamente legata alla vita dei locali notturni. L'analisi delle sostanze indica come spesso quello che viene assunto come pastiglie di ecstasy possa rivelarsi una miscela di MDMA e analoghi (MDEA, MDBD, MDE, MDA) ma anche efedrina, ketamina, cocaina. Di qui la peculiarità di questi nuovi consumi, la poli-assunzione, spesso incontrollata ed inconsapevole, che muta radicalmente l’approccio finora dedicato al controllo della tossicodipendenza. La scarsità di dati e di studi a disposizione pone oggi il consumo di ecstasy al centro di controversie in relazione, in particolare, alla presunta capacità di produrre effetti neurotossici di degenerazione. Sintetizzata per la prima volta nel 1898, è la componente principale delle pastiglie di Ecstasy; come detto è comunque impossibile schematizzare la loro reale composizione, in quanto dipende strettamente dal produttore clandestino. Sebbene brevettata fin dal 1914 gli effetti dell'MDMA sull'uomo sono stati esaminati con attenzione soltanto a partire dai primi anni '70. Assunta oralmente alla dose di 100/150mg, pur conservando in forma attenuata l'azione stimolante tipica delle anfetamine, induce un'esperienza piacevole che inizia a manifestarsi dopo 20/30 minuti e si mantiene per 4/6 ore. Questa condizione, simile ad un sentimento d'amore senza aumento del desiderio sessuale, è caratterizzata da ansia difensiva ridotta, umore elevato, introspezione più acuta e migliore capacità di articolazione di stati e sensazioni, senza alterazione della percezione o difficoltà di orientamento. In considerazione di questi effetti, definiti entattogeni, molti psicoterapeuti, dalla seconda metà degli anni '70 fino al 1985, somministrarono la sostanza ai loro pazienti come farmaco integrativo al trattamento. Oltre agli effetti entattogeni, l'MDMA manifesta nell'uomo azione antifame ed antifatica e provoca aumento di frequenza cardiaca, pressione arteriosa e temperatura corporea, nonché midriasi, secchezza alle fauci e tensione alla mascella. Con dosi maggiori fino a 175 mg l’esperienza non migliora, anzi tende ad acutizzare l’aspetto “violento” dell’eccitazione. Il dosaggio medio dovrebbe essere di 2 mg/ Kg. Come già detto, il problema maggiore è la totale incoscienza che accompagna la produzione e il consumo delle pasticche di Ecstasy: è dunque impossibile, senza esami di laboratorio, avere sicurezze dal punto di vista della composizione, considerando che spesso si riscontrano sostanze di taglio quali morfina o LSD: per quanto si possano studiare gli effetti della MDMA, è l’assunzione di più sostanze a determinare gli eventuali effetti tossici, acuti o cronici che siano. L'utilizzo della micro-dialisi cerebrale che, mediante impianto di sottilissime fibre da dialisi, consente di misurare nell'animale da laboratorio sveglio e libero di muoversi le modificazioni neuro-trasmettitoriali indotte in specifiche aree cerebrali dalla somministrazione di una sostanza, ha dimostrato che l'MDMA determina significativo aumento della concentrazione extracellulare di serotonina (la cosiddetta “molecola della felicità”). Sulla base degli effetti farmacologici e della struttura molecolare di ciascun derivato, le anfetamine possono dunque esser distinte in stimolanti (prototipo: metamfetamina), allucinogene (prototipo: DOM) ed entattogene (prototipo: MDMA) riconoscendo a ciascuno dei tre gruppi uno specifico meccanismo d'azione. L'assorbimento dell'MDMA somministrata per via orale è rapido e nell'uomo il picco plasmatico si raggiunge in circa 2 ore ed in 72 ore il 75% della dose somministrata è eliminata con le urine. La struttura chimica dell' Ecstasy permette un veloce assorbimento da parte del cervello dopo la digestione. Innanzitutto la pillola è ingerita e digerita velocemente nello stomaco; una parte delle sostanze viene assorbita direttamente nello stomaco, ma gran parte viaggia prima verso l'intestino tenue, dove è più immediato il passaggio al circolo sanguigno. Le sostanze passano a questo punto nel fegato, dove solo una piccola parte di esse viene metabolizzata in composti inattivi; il resto viaggia al cuore, e successivamente al cervello. Sono infatti sufficienti 15 minuti, se assunta a stomaco vuoto, perchè l'MDMA raggiunga il cervello superando facilmente la barriera emato-encefalica. Numerose ricerche sui roditori hanno tentato di indagare le conseguenze comportamentali della neuro-tossicità serotoninergica. L'estensione della tossicità MDMA-indotta può essere insufficiente a determinare modificazioni significative, considerando che nei modelli di neuro-degenerazione tipo Parkinson non si osservano cambiamenti finché non si distruggono il 70/80% delle terminazioni. Da quando MDMA di sintesi clandestina è commercializzata come droga l'eventuale neurotossicità per l'uomo è motivo di preoccupazione, pur tenendo conto che le preparazioni di ecstasy possono effettivamente contenere MDMA e molecole analoghe,o non contenerla affatto, oppure ancora essere contaminate da altri principi tossici di per sé. Considerando che le sequele osservate sull'uomo sono da attribuirsi all'ecstasy e che nella maggior parte degli studi che hanno riscontrato neuro-degenerazione negli animali l'MDMA è somministrata per vie diverse da quella orale, a dosi cospicue ed in limitati intervalli di tempo, il passaggio dall'animale all'uomo rimane vago ed incerto. Ciò non toglie che: 1) l'uso cronico di ecstasy può condurre ad alterazioni nei cicli del sonno; 2) numerosi resoconti hanno attribuito all'assunzione di ecstasy lo sviluppo di anomalie neuro-psichiatriche acute e croniche che comprendono disturbi da panico, depressione e psicosi per assenza del neurotrasmettitore; 3) sono stati riscontrati effetti acuti, seppur soggettivi, di collassi cardiovascolari e ipertermia, alterazione dei meccanismi della coagulazione, crisi ipertensive ed emorragie cerebrali;è assai probabile che col tempo si instauri il fenomeno della assuefazione; 4) con una recente ricerca del CNR di Pisa si sono mossi i primi passi verso lo studio della cancerogenesi causata dall’uso cronico di MDMA: è stata infatti provata la mutagenesi in ceppi di Saccaromyces cerevisiae ed in cellule germinali di Mammifero. Conclusioni Le ricerche intorno alle proprietà farmaco-tossicologiche dell'MDMA hanno affinato le conoscenze sulla sua influenza su umore, ansia, dolore, sonno, appetito, personalità, apprendimento. Resta imperativo stabilire se, e in che modo, questa sostanza sia neuro-tossica per l'uomo. Attualmente il concetto della neuro-tossicità dell'MDMA e analoghi si fonda su numerose evidenze sperimentali ottenute sul modello animale, ma è noto che l'estrapolazione all'uomo di questi dati è oggetto di critica. Nell'animale da esperimento si impiegano talora dosi più alte rispetto a quelle assunte dall'uomo, la via di introduzione spesso è diversa (non orale) e le somministrazioni vengono ripetute in tempi brevi. Tuttavia l'uomo è assai più sensibile del ratto agli psicofarmaci ed il suo sistema metabolico è di gran lunga meno efficiente, per cui si può ipotizzare che nel cervello umano si producano concentrazioni di principio attivo assai vicine a quelle neuro-tossiche per l'animale. Non si può escludere che solo in alcuni individui particolarmente vulnerabili venga superata la soglia di evidenza clinica del danno neuronale, ma neppure che nell'uomo la neuro tossicità possa manifestarsi in maniera lenta ed insidiosa. Esiste poi la possibilità che nel tempo preparazioni e modalità di assunzione di queste sostanze subiscano modificazioni tali da ribaltare completamente l'attuale opinione intorno alle proprietà tossicomanigene dell'ecstasy così come in un recente passato è avvenuto per la cocaina.

GHIONI Dott. Giovanni

Ayurvedica

Che cos'è l'Ayurveda
ORIGINI

Oltre 5000 anni fa si sviluppò un sistema curativo meraviglioso e completo chiamato "Ayurveda". Tale termine, che deriva dalla parola Ayu che significa Vita e Veda che significa Conoscenza, ha un contenuto che va oltre a quello di sistema curativo. Infatti racchiude in sé l'Arte e la Scienza del vivere. Questa scienza olistica è unica in quanto, oltre a curare gli squilibri del corpo, si occupa anche degli squilibri relativi alla mente e allo spirito. Seguire in maniera corretta i Principi Ayurvedici può aiutare a mantenere giovane la propria salute.

L'Ayurveda affonda le proprie origini nel "Charak Samhita" un trattato che risale a 3.500 anni fa, che, a sua volta, si basava sul "Agnivash Samhita", l' opera più antica di quei tempi che risaliva a migliaia di anni addietro.

I DOSHA - PITTA, KAPHA E VATA

Secondo l'Ayurveda, l'Universo, il Macrocosmo, il Microcosmo e l'Essere Umano sono parti del Panchmahabhoot, i 5 elementi fondamentali: Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere. L'equilibrio di questi 5 elementi assicurano la vita in questo Universo e in ogni altro essere vivente. Gli elementi etere ed aria si uniscono per formare il dosha Vata, gli elementi fuoco e acqua rientrano nel principio Pitta e gli elementi terra ed acqua formano il dosha Kapha. Un equilibrio armonico dei tre dosha è di basilare importanza ai fini del mantenimento della salute, poiché la loro disomogeneità porta alla malattia. Secondo l'Ayurveda, il primo requisito per guarire se stessi e gli altri è la piena comprensione dei tre dosha. Il concetto di Vata-Pitta-Kapha è l’unico nell’Ayurveda ed ha in sé il potenziale per rivoluzionare il sistema di cura dell’Occidente. Essenzialmente un dosha può essere considerato un’energia vitale, una forza invisibile, ma tangibile, costantemente al lavoro che agisce come un catalizzatore per le varie funzioni del corpo umano quali la respirazione , la digestione, l’escrezione, la formazione di nuove strutture, etc. Ogni individuo nasce con una particolare combinazione dei dosha che determina specifiche caratteristiche fisiche e mentali. Avvalendosi dell’ausilio della lettura del polso, il dottore può immediatamente fare una diagnosi, individuare qual’ è la costituzione originaria dell’individuo e decidere quale azione specifica sia necessario intraprendere per ricreare l’equilibrio dei dosha.

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